Posso dire che c'ero anch'io quando al Meeting di Rimini venne rappresentato il dramma di Ionesco su Massimiliano Kolbe. Oggi trovo su Tracce un articolo che ci ricorda questo grande drammaturgo. Si tratta di un'intervista fattagli dopo il suo intervento al Meeting dell'87:
Che cosa l’ha spinta a scrivere un’opera su Kolbe?
La conoscenza del sacrificio stesso di Massimiliano Kolbe. Ho trovato che bisognava assolutamente
rendere gloria a questo gesto ammirevole di carità e ispirarci ad esso, soprattutto oggi che si dà tanto spazio agli uomini politici o ai terroristi. Che si danno miliardi ai giocatori di football, senza che nessuno protesti, mentre ci sono tanti disperati, altro che destra o sinistra. Vengono glorificati gli assassini. Allora bisogna assolutamente ricordare al mondo che la carità esiste comunque, che continua a esistere la santità. Io non sono ancora un santo, sono molto lontano dall’esserlo, ma forse è nel ricordo del sacrificio di Kolbe che riuscirò ad attirare verso la carità, verso l’amore, gli uomini. Forse trascinerò degli uomini che sapranno essere migliori cristiani di quanto io non lo sia e forse potranno diventare dei santi, senza che io lo sia.
Durante una tappa del giro ciclistico di Francia, due bambini hanno attraversato la strada mentre la corsa passava e sono rimasti uccisi. Non si è parlato di loro. Si è parlato soltanto di una maglia gialla. Qualcuno mi ha chiesto perché si festeggia Kolbe, perché si fa festa a Kolbe in un luogo così strano come una spiaggia. Ma proprio qui a Rimini è stato creato questo meeting da persone credenti e soprattutto perché lo spirito di Dio può soffiare ovunque.
Che cosa è per lei la santità?
Per me è la perfezione, il grado supremo che un uomo che ami Dio può raggiungere
Blanca, venduta dal padre per dieci litri di vino, ha trovato un abbraccio in mezzo al deserto...
Ecco cosa ci scrive P. Aldo:
Cari amici,
in questo Dvd realizzato da Telefuturo, la più importante tivù del Paraguay, protagonisti della trasmissione sono i malati terminali di Aids e di altre malattie. Tutti “figli di Dio”, che hanno vissuto nella strada e che grazie a tanti amici abbiamo recuperato e seguiamo tenendo presente che il nostro compito è che muoiano come persone umane.
Il giornalista è Humberto Rubin, il più importante giornalista del Paraguay, ateo, che dopo aver realizzato questa trasmissione ha detto: «Se quello che ho visto è Dio, anch’io posso credere in Lui».
Proporre a una persona di comprare il Dvd significa risvegliare la coscienza della propria responsabilità di fronte alla realtà e al destino. Quanto più un uomo è appassionato alla realtà e al proprio destino, tanto più vive il lavoro con gusto, vibrando nella solidarietà verso tutti. Guardare questo Dvd permette di prendere coscienza del perché dell’esistenza, del suo valore, qualunque sia la condizione in cui si svolge, e nel medesimo tempo essere protagonisti di quello che uno fa.
Inoltre comprando questo Dvd si aiuta a portare avanti un’iniziativa della Divina Provvidenza, la grande protagonista di tutto. È un modo per far sì che migliaia di bambini, anziani, malati terminali possano essere assistiti ogni giorno (mese o anno) presso le nostre strutture.
L’opera San Rafael è un esempio di come può essere il mondo quando uno apre il suo cuore al Mistero, sentendo il proprio io solidale con gli altri di tutto il mondo.
p. Aldo
Il Dvd Asilo de Dios sarà in vendita con "Tempi" a partire da giovedì 17 dicembre.
Se non trovi il Dvd nelle edicole, prenotalo scrivendo all’indirizzo e-mail daniele.guarneri@tempi.it.
Aderisci all'iniziativa: Asilo de Dios, il dvd per sostenere l'opera di padre Aldo in Paraguay
Stato vegetativo e piena coscienza: la lezione di Rom - intervista a Matilde Leonardi
Accade in Belgio: Rom Houben vittima un incidente automobilistico nel 1983 era dato per spacciato. Diagnosi: coma per stato vegetativo permanente.
Un neurologo "cocciuto", il dott. Steven Laureys, lo ha sottoposto ripetutamente ad alcuni test e ha scoperto che nel corpo paralizzato di Rom il cervello era ancora in piena attività e ora il malato attraverso il computer fa sapere che in questi anni è stato testimone della realtà che lo circondava.
Cosa ci insegna questa vicenda? Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Matilde Leonardi, neurologa all'Istituto Besta di Milano:
Da il Sussidiario un'intervista a Aldo Cazzullo:
“Si vanno diffondendo - Benedetto XVI lo ha ripetuto a Brescia -
un’atmosfera, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona, del significato della verità e del bene. Eppure si avverte con forza una diffusa sete di certezze e di valori”. L’uomo di oggi è smarrito, ha detto a ilsussidiario.net il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, che lo ha paragonato ad un “puglie suonato, che incassa un forte colpo, ma continua il suo combattimento sul ring”. La sfida dell’educazione, in altre parole, è sempre aperta. Ma “si tratta di ritrovare le modalità adeguate per educare”. Dopo Sandro Magister, è Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere, a confrontarsi con le parole del cardinale.
«Viviamo in tempi nei quali si avverte una vera “emergenza educativa”», ha detto il papa a Brescia richiamandosi alle parole di Paolo VI. La Chiesa italiana come ha risposto a questa sfida?
Il valore della risposta, dice Scola nella sua intervista, sta nella testimonianza degli adulti alla verità che propongono. Io credo che la Chiesa vi sia riuscita. È una delle poche realtà che hanno saputo dare una risposta al deserto di valori nato dal riflusso degli anni ’80, che in Italia non sono mai finiti. L’America, con la grande crisi finanziaria e con l’elezione di Obama, in un modo o nell’altro ha voltato pagina, noi no. Il ’68 nel nostro paese è durato dodici anni, gli anni ’80 non sono ancora finiti. Quando la politica di strada e di piazza, dopo i suoi disastri, ha lasciato il campo all’individualismo e alla solitudine, e tutti si sono rifugiati in casa a godersi la tv e “il campionato più bello del mondo”, la Chiesa è forse l’unica a cercare di elaborare una risposta per la persona e la società.
E qual è questa risposta?
Che la persona non è sola. Lo stesso successo avuto da Cl negli anni ’80 lo spiego in questo modo. La Chiesa ha saputo proporre alle persone non solo la visione ma anche, almeno in parte, l’esperienza di una comunità nella quale vivere e a cui riferirsi. Una risposta al senso di angoscia e di smarrimento dei nostri contemporanei l’ha offerta, accettarla è un altro discorso. Ma la replica della Chiesa italiana al materialismo e alla riduzione dell’uomo al domino del denaro, c’è stata ed è forte.
Secondo lei quali sfide preoccupano di più i vescovi? Scola dice di essere allarmato dalle illusioni offerte all’uomo dalle scienze sperimentali e dalla possibilità che la tecnoscienza offre all’uomo di rivoluzionare la propria stessa vita.
L’offensiva della tecnica è fondamentale, ma permangono anche le preoccupazioni che derivano dalla convivenza politica e dalla questione economica. Lo stesso cardinale Scola, pur avendo i “piedi” ben piantati nel papato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in qualche modo va costruendo un sistema di pensiero originale intorno a concetti e parole chiave che sono tipicamente suoi: nuova laicità e meticciato, solo per citarne i due più diffusi. Certamente il tema della bioetica rimane al centro della sua riflessione.
Lei ricorda un momento particolare del vostro incontro?
In Parlamento si sta discutendo la legge Finanziaria e
riprende il dibattito sulla opportunità di dare vita al quoziente famigliare (che tra l'altro era un obiettivo del programma elettorale del PdL). Il Forum delle Associazioni Familiari ribadisce la sua proposta di deduzione fiscale, appoggiato questa volta dal senatore PdL Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze di Palazzo Madama.
Ci spiega il punto della situazione Gianna Savaris, responsabile del Forum in Lombardia.
Proposta Forum

Le multinazinali dei farmaci gongolano: vaccino si! Qualcuno fa girare
nel web mail allarmistiche contro i rischi di morte del vaccino stesso: vaccino no! Quindi: vaccino si, o vaccino no, non abbiamo alcuna garanzia.
C'é una grande fragilità della cultura moderna di fronte a quel che accade. Il punto è che occorre stare con i piedi per terra e magari alle indicazioni del Ministero della Salute . Smettiamola però di vivere nella paura ossessiva di tutto: la realtà va guardata nella totalità dei suoi aspetti.
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Sto da qualche giorno riflettendo sul "disprezzo" abbastanza citato in una serie di commenti di un social network. Non certo perché se ne parlava nei commenti, ma perchè
si tratta di qualcosa che mi frullava in capo...
E allora... per andare a fondo della questione ci ho riflettuto su e mi sono resa conto del fatto che spesso l'odio è dovuto all'impossibilità di amare... insomma si odia ciò che non si riesce ad amare.
Poi ho pensato che dall'impossibilità o incapacità di amare può nascere anche il disprezzo.
Ecco: il disprezzo può essere causato, oltre che da superbia, da una impossibilità dolorosa di amare qualcosa che ci piacerebbe abbracciare, ma ci sentiamo... incapaci.
Poi mi è capitato di leggere questa notizia e mi son resa conto del fatto che talvolta l'odio e il disprezzo sono anche gratuiti e immotivati; e per questo ancora più pericolosi.
E' disponibile su IlSussidiario.net il video in alta definizione dell'assemblea 2009 di Compagnia delle Opere "La tua Opera è un bene per tutti":
Il video in alta definizione dell'assemblea nazionale 2009 di Compagnia delle Opere dal titolo
"La tua opera è un bene per tutti"
(clicca qui)
Intervengono:
Bernhard Scholz - Presidente di Compagnia delle Opere
Don Julian Carron - Presidente Fraternità di Comunione e Liberazione
Giorgio Vittadini - Presidente Fondazione per la Sussidiarietà
In questa intervista il patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, parla della situazione “precaria e traballante” in cui si trova l’uomo postmoderno e delle chances del cristianesimo.
La sfida educativa, l’esperienza elementare, le neuroscienze, il crocifisso e il riaccadere dell’avvenimento cristiano dentro tutti gli ambiti dell’esistenza.
A Brescia Benedetto XVI ha parlato di «emergenza educativa… come il 68». La Cei ha impegnato il prossimo decennio proprio su questo tema. Qual è la natura di questa emergenza?
Questa emergenza è dovuta al fatto che, soprattutto in Europa, si è in un certo senso interrotta la cura tra generazioni. È come quando in una catena si spezza un anello. Questo dato ci provoca a un ripensamento globale degli stili di vita propri dell’uomo europeo, perché la cura delle generazioni passa attraverso la “tradizione” di uno stile di vita buona. E la tradizione favorisce, come diceva Giovanni Paolo II, la scoperta che la nascita di ognuno di noi non è mai riducibile al puro inizio (biologia), ma implica sempre anche un’origine (genealogia). Mette in campo la catena delle generazioni che garantisce quell’esperienza compiuta di paternità-figliolanza senza la quale non si dà la persona con la sua capacità di esperienza e di cultura. Questa dimensione integrale della nascita è sottovalutata dall’uomo contemporaneo, soprattutto nella nostra area europea ed atlantica.
Nel Rapporto La sfida educativa, nel quale come Comitato del Progetto culturale dei Vescovi italiani avete sintetizzato le preoccupazioni della Chiesa, leggiamo che «per le società del passato l’educazione era un compito largamente condiviso; per la nostra essa sta diventando soprattutto una sfida». Come si è potuti arrivare a questa amara constatazione? E in che cosa consiste questa sfida?
Evidentemente non è possibile riassumere in poche righe l’insieme di fattori che ha portato a questo esito amaro. Certamente si possono evidenziare in proposito taluni limiti ed interrogativi aperti dalla modernità a cui il cosiddetto “postmoderno” non è ancora riuscito a dare riposta, ma vanno anche messi in linea di conto le trasformazioni del tutto inedite che da trent’anni sono in atto nella sfera dell’affettività, della nascita, della vita e della morte, ad opera soprattutto delle biotecnologie e delle neuroscienze. Mi capita spesso di paragonare l’uomo postmoderno a un pugile suonato che, incassato un forte colpo, continua il suo combattimento sul ring, ma in una situazione precaria, traballante. In che modo questa realtà ci sfida? E di che sfida si tratta? Si tratta di ritrovare le modalità adeguate per educare, per far passare attraverso costumi buoni uno stile di vita che sia in grado di rispondere al desiderio di felicità e libertà che caratterizza l’uomo di oggi. La prima di tali modalità è semplice, anche se indubbiamente ardua: è il porsi della persona dell’educatore. Ancora una volta il riflettore è puntato sull’adulto come colui che dà testimonianza alla verità che propone.
Il cristianesimo ha qualche chance di fronte a una situazione che sembra dominata dall’indifferenza, come se non ci fosse nulla in grado di suscitare un interesse per la realtà e per il futuro, specialmente tra i giovani?
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